LA SCELTA DELLA SCUOLA SUPERIORE: IL RUOLO DEL GENITORE

La scelta della scuola superiore: il ruolo del genitore
La scelta della scuola superiore rappresenta una tappa importante nella crescita di ogni ragazzo. È una decisione che segna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza matura: un tempo in cui il figlio comincia a dire “io voglio”, “io scelgo”, “io ci provo”.
Ed è anche, inevitabilmente, un passaggio cruciale per noi genitori, chiamati a lasciare andare un po’ e, allo stesso tempo, restare presenti.
Spesso, quando si parla di orientamento, ci si concentra sugli indirizzi di studio, sulle attitudini o sugli sbocchi futuri.
Ma la verità è che la scelta della scuola superiore è molto di più: è un’occasione per riflettere sul tipo di relazione che abbiamo con i nostri figli, sul modo in cui li accompagniamo nelle scelte, e sul coraggio che richiede per entrambi questo cammino.
Ascoltare prima di orientare
Il primo compito del genitore non è fornire risposte, ma imparare ad ascoltare.
Un ascolto vero, empatico, che non giudica, che non anticipa, che non sovrappone la propria voce a quella del figlio.
Ascoltare significa prestare attenzione: far sentire al figlio che ciò che prova, pensa o teme conta davvero.
Spesso questa capacità di ascolto è difficile: siamo presi da ansie, preoccupazioni, aspettative.
Eppure, se ci concediamo di ricordare le emozioni che abbiamo provato noi alla loro età – l’incertezza, la paura di sbagliare, il desiderio di essere compresi – allora possiamo entrare in risonanza con loro.
È in quel momento che nasce l’ascolto empatico: la capacità di comprendere senza giudicare.
E proprio questo tipo di ascolto diventa il terreno fertile su cui può crescere la fiducia necessaria per scegliere.
Luce, fuoco e onda: tre immagini per accompagnare
Durante un recente incontro con i genitori della scuola media “Rolando Rivi”, ho proposto tre immagini ispirate all’intervento di Massimo Recalcati al festival della filosofia, che aiutano a comprendere come il genitore possa vivere il proprio ruolo nella fase dell’orientamento.
La Luce:
Essere luce significa illuminare senza abbagliare.
Il genitore non deve decidere al posto del figlio, ma aiutarlo a vedere meglio — la realtà, le opportunità, se stesso.
Quando le nostre aspettative, proiezioni o modelli ideali diventano troppo forti, quella luce rischia di diventare abbagliante: il figlio non vede più la sua strada, ma solo il riflesso del nostro sguardo.
Essere luce, invece, significa orientare senza imporre, rendere visibile senza cancellare.
Il Fuoco:
Il fuoco rappresenta il desiderio.
Il compito del genitore non è aiutare il figlio a scegliere “bene”, ma a scegliere con desiderio: con curiosità, con motivazione, con la voglia di crescere.
Il fuoco si accende quando il genitore mostra passione per la vita, fiducia nel futuro, gusto per la conoscenza.
Non serve dire “studia perché ti servirà”: serve mostrare che imparare è un modo per scoprire il mondo e se stessi.
L’Onda:
L’onda rappresenta il momento del lasciare andare.
A un certo punto il figlio deve tuffarsi nella realtà, affrontare l’incertezza, sperimentare la fatica e l’autonomia.
Il genitore resta sulla riva, presente ma non sostitutivo, pronto a sostenere se serve.
È il passaggio più difficile, ma anche il più necessario: solo chi viene spinto con fiducia impara davvero a nuotare.
Scegliere per, ma non al posto di.
A questa età, la responsabilità della scelta spetta ancora al genitore: è parte del nostro compito educativo.
Ma scegliere per un figlio non significa scegliere al suo posto.
Significa coinvolgerlo, ascoltarlo, renderlo parte attiva del processo.
Significa trasformare la scelta in un’occasione condivisa di crescita, per lui e per noi.
Siamo chiamati a essere luce che orienta, fuoco che incoraggia, onda che spinge con fiducia.
Non guide perfette, ma presenze vive, capaci di credere che anche un passo incerto può condurre lontano.
Conclusione
Ogni scelta importante, a tredici o a cinquant’anni, richiede lo stesso coraggio: quello di fidarsi della vita.
Il nostro compito, come genitori, è trasmettere questa fiducia.
Aiutare i figli a tuffarsi nell’onda del loro futuro, sapendo che ci saremo — non per trattenerli, ma per sostenerli mentre imparano a nuotare.
Non possiamo scegliere al posto dei nostri figli, ma possiamo essere quella luce, quel fuoco e quella spinta che li aiutano a scoprire chi sono e dove vogliono andare.
Dott. Martino Paterlini
Psicoterapeuta
DR. MARTINO PATERLINI
PSICOTERAPEUTA
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